Pasqua 2016, una riflessione

di Giuseppe Guarino

La domanda del momento è: “Voi evangelici festeggiate la Pasqua?”

La risposta sintetica è: “Diciamo che più che festeggiarla in senso tradizionale, noi la realizziamo, ne sentiamo vivo il significato nella nostra fede quotidiana.”

Mettendo alla prova la pazienza e l’interesse del lettore, vorrei aggiungere qualcosa.

La Pasqua cristiana trae origine dai simbolismi di quella ebraica. Ed è in questi termini, espressione della coscienza del passato e consapevolezza della novità rappresentata dalla fede in Cristo che Paolo, ebreo di nascita e cristiano per vocazione, scrive:

Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.” (1Corinzi 5:7-8 – Versione CEI)

La festività ebraica annuale prevedeva che si mangiasse pane azzimo, cioè senza lievito, e che un agnello fosse immolato, in ricordo di quanto accaduto al popolo di Israele durante la sua permanenza in Egitto. Paolo, però, ci introduce al Nuovo Patto, dove la nostra Pasqua, l’agnello immolato, è Cristo e la figura del pane azzimo è la realtà di una condotta che onori sincerità e verità.

Le profonde figure spirituali delle Scritture ebraiche, diventano, nella fede in Gesù Cristo, realtà di vita quotidiana.

Ma Gesù non è soltanto morto sulla croce. Egli è anche e soprattutto risorto.

… Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo;” (1 Corinzi 15:20b-23 – CEI)

Il primo uomo ha peccato, e per questo la morte si è trasmessa a tutti i suoi discendenti. Cristo, invece, vivendo senza peccato e morto senza colpa, è poi risorto, vincendo la conseguenza del peccato, la morte. Coloro che credono in lui, un giorno, al suo ritorno, risorgeranno anch’essi.

È bello festeggiare la Pasqua, stare insieme in famiglia e godere delle vacanze scolastiche e di qualche giorno di ferie. Ma è più importante capire il senso della Pasqua e realizzarla nella propria vita. Ed è quest’ultima cosa che può fare la differenza, rendere una ricorrenza qualcosa di veramente speciale, perché ci può cambiare, dal di dentro, in maniera profonda e definitiva.

Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.” (Romani 10:9)

Raccogliere l’invito della Parola di Dio, credere e confessare Cristo, questo si che sarebbe un bel modo di festeggiare la Pasqua di quest’anno.

Shalom

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